Crisi del mercato auto? Ecco il piano dell’UE

Quattro punti da seguire: tecnologia pulita, sostegno al mercato interno, snellimento delle norme internazionali, investimenti nel capitale umano.

Crisi del mercato auto? Ecco il piano dell'UE

di Eleonora D'Uffizi

09 novembre 2012

Quattro punti da seguire: tecnologia pulita, sostegno al mercato interno, snellimento delle norme internazionali, investimenti nel capitale umano.

L’Unione europea ha presentato un piano per il rilancio del settore automobilistico dopo il vertiginoso calo della domanda degli ultimi anni. Il documento «Cars 2020» contiene «raccomandazioni sulle politiche a sostegno della competitività e della crescita sostenibile dell’industria automobilistica europea», al fine di produrre «veicoli migliori, più sicuri e più efficienti nell’uso energetico, offrendo posti di lavoro qualificati a milioni di persone».

Il contenuto, ripreso in parte dal rapporto pubblicato il 6 giugno scorso dal gruppo di lavoro «Cars 21», istituito dalla Commissione europea nel 2005 e rilanciato nel 2010, ha il concreto obiettivo di far crescere dall’attuale 16% al 20% entro il 2020 la quota di Pil europeo derivato dal settore. «È mio dovere impedire la fuga dell’industria automobilistica dal continente» ha affermato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, responsabile di Industria e imprenditoria, dando appuntamento per iniziative più concrete e immediate alle riunioni di fine novembre e all’incontro di tutti i ministri dell’industria europei, il 10 dicembre.

«Cars 2020» indica quattro punti salienti da mettere in atto: investire nelle tecnologie avanzate e finanziare l’innovazione per produrre veicoli puliti, a basso impatto ambientale; rafforzare il mercato interno alleggerendo i meccanismi di omologazione, stringendo la sorveglianza per evitare la concorrenza sleale e snellendo gli incentivi finanziari per i veicoli di nuova generazione; migliorare la competitività sui mercati mondiali con una politica commerciale efficace e con l’armonizzazione delle normative; investire nella formazione del personale per acquistare competenze e ammortizzare l’impatto sociale della ristrutturazione. Soddisfatta l’Acea, l’associazione europea dei produttori automobilistici: «Il piano contiene dei buoni principi. Occorre metterli in pratica il più presto possibile».