Fiat resta in Italia, ma i sindacati restano perplessi

L'incontro tra Marchionne e Monti ha chiarito le intenzioni di Fiat, che rimarrà in Italia. Restano perplessi sindacati e una parte della politica.

Mirafiori: lo stabilimento Fiat

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Arriva da una nota congiunta di Palazzo Chigi e di Fiat quello che potrebbe essere il punto esclamativo definitivo sulla vicenda che ha tanto ha fatto parlare nei giorni scorsi, cioè la polemica nata in seguito alle parole dell'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, che dagli USA aveva di fatto dichiarato sorpassato il progetto Fabbrica Italia sollevando i dubbi della politica e di una parte del mondo imprenditoriale, i quali avevano visto nell'uscita del manager un possibile indizio delle intenzioni di Fiat di lasciare l'Italia.

A distanza di giorni si è quindi avuto il colloquio chiarificatore tra Marchionne e il Presidente del Consiglio Mario Monti, un incontro a cui fa riferimento la nota diffusa ieri in cui si precisa che da parte del costruttore automobilistico non c'è alcuna intenzione di lasciare il Paese, sottolineando i 5 miliardi di investimenti che il gruppo ha destinato all'Italia negli ultimi anni e anticipando il ricorso alla cassa integrazione per alcuni stabilimenti.

Fiat ha accennato infine anche alla possibilità che alcune produzioni pensate originariamente per gli USA possano essere spostate in Italia, rivendicando l'ambizione di voler privilegiare le esportazioni fuori dall'Europa anche valorizzando gli impianti e le risorse italiane.

Nonostante la posizione di Fiat possa preludere alla chiusura definitiva di ogni polemica, sembra che non tutti siano rimasti convinti dalle strategie che il Lingotto ha presentato al Governo. Uno dei più critici è stato il segretario del PD Pierluigi Bersani, che ha spiegato ai giornalisti come: "Nonostante gli sforzi del governo, mi pare che il problema Fiat rimanga del tutto aperto. Al tavolo di ieri c'era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo stato, senza una prospettiva sicura".

Non meno critici si sono mostrati i sindacati, con il segretari della CISL Raffaele Bonanni che ha chiesto a Fiat un incontro, spiegando di volere: "una verifica puntuale con Marchionne sui futuri piani di investimento della Fiat in Italia".

Per la leader della CIGL Susanna Camusso l'incontro non ha cambiato nulla nei fatti, mentre per Luigi Angeletti, segretario della UIL, sarà necessario verificare se alle parole seguiranno i fatti, anche se le intenzioni sembrano buone.

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di Giuseppe Cutrone | 24 settembre 2012

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