Maruti Suzuki: bruciato vivo il capo del personale

La protesta dei lavoratori Maruti di Manesar (India) sfociata con l'uccisione del direttore del personale.

La rivolta dei dipendenti Maruti Suzuki, che da diversi mesi tiene banco nella città industriale di Manesar, ha provocato l'uccisione del direttore del personale, bruciato vivo durante uno scontro (l'ennesimo, e il più sanguinoso, in Maruti) che ha portato anche al ferimento di un centinaio di persone e oltre 90 arresti.

E' accaduto ieri, a Manesar (a una cinquantina di km da New Delhi), dove hanno sede alcuni stabilimenti della Maruti e dai quali escono 55 mila autoveicoli all'anno.

Secondo alcune fonti vicine agli operai, la causa principale di quanto accaduto va addebitata alle condizioni imposte da tempo dalla dirigenza del marchio indiano agli addetti delle linee di montaggio, che - è stato riferito - da tempo si trovano a operare sotto organico e a soddisfare una richiesta di produzione cresciuta in maniera notevole negli ultimi anni. Condizioni che avevano già provocato il nascere di numerosi scioperi.

Secondo i sindacati, l'origine della rivolta sarebbe da addebitare a un caporeparto, che avrebbe maltrattato un operaio.

La rivolta è esplosa immediatamente, con duri scontri fra dirigenti e operai. Fino all'uccisione del direttore del personale, Avnish Kumar Dev, bruciato vivo e il cui corpo è stato ritrovato, carbonizzato, all'interno della sala conferenze del complesso industriale.

I dirigenti Maruti (azienda con la quale, all'inizio del 2012, Fiat aveva concluso una partnership per la fornitura di 300 mila motori 1.3 MultiJet  - 100 mila all'anno, per tre anni) hanno comunicato che la produzione di autoveicoli nella filiale di Manesar è sospesa, senza specificare quando riprenderà.

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di Francesco Giorgi | 20 luglio 2012

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