Il mondo dell'auto saluta Luciano Nicolis

Luciano Nicolis, collezionista e fondatore del Museo che porta il suo nome, è scomparso nei giorni scorsi. Oggi i funerali a Villafranca.

Museo Nicolis

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"Noi non siamo proprietari di tutto questo, ne siamo i custodi per il futuro". Una frase-simbolo, assunta come motto personale, che ora campeggia nella camera ardente allestita all'interno del Museo Nicolis di Villafranca (Verona). La città dà oggi l'ultimo saluto a Luciano Nicolis, uno dei maggiori collezionisti italiani, fondatore e anima del "suo" museo, scomparso nella notte fra venerdì e sabato scorso nella sua casa alle porte di Verona, all'età di 79 anni.

Nicolis è un esempio di quello che si può definire "un uomo che si è fatto da solo". Dopo aver iniziato, nel dopoguerra con la raccolta porta a porta di sacchi di juta, rottami, carta, all'inizio degli anni 60 iniziò un piccolo impero nel recupero e lavorazione della carta da macero.

In gioventù, gli capitava di imbattersi spesso nei "tesori da fienile", allora molto più frequenti di oggi: auto d'epoca abbandonate da anni, che gli fecero nascere la passione per il recupero conservativo e il collezionismo.

L'inesauribile sete di collezione, e la volontà di mettere a disposizione di chiunque gli oggetti di oltre un secolo di storia industriale, hanno portato Nicolis a fondare, nel 2000, il Museo che porta il suo nome, all'interno di un moderno edificio in vetro e acciaio, e ad allestire, nei 10.000 metri quadri del museo, una esposizione perenne di tecnica e meccanica, che va oltre il percorso dell'auto: biciclette, moto, strumenti musicali, veicoli militari, attrezzi da lavoro, macchine per scrivere, persino una officina meccanica degli anni 50, riprodotta fedelmente in ogni particolare.

La parte più conosciuta resta quella dedicata alla storia dell'automobile: decine di veicoli, acquistati e restaurati personalmente da Nicolis in più di 40 anni, messi a disposizione del pubblico. Dal motore a scoppio costruito nel 1884 dal veronese Enrico Bernardi (al quale è dedicata un'apposita sezione), alla Oldsmobile Curved Nash del 1903 (la prima "utilitaria" del mondo), a una selezione dei migliori esempi dell'industria automobilistica italiana: l'Alfa Romeo RL del 1923, la sontuosa Isotta Fraschini 8 AS del 1929, la Lancia Aurelia B24, l'Alfa Romeo Duetto, Ferrari, Lamborghini, Maserati...

E l'elenco è molto lungo, ma ci limitiamo a segnalare la Lancia Astura MM, esemplare unico realizzato dalla Carrozzeria Colli per partecipare alla 1000 Miglia del 1940 con Gigi Villoresi, che Nicolis ha sempre considerato la regina della collezione. Una regina viva, che ogni anno torna a fare sentire la voce dell'8 cilindri in linea alla "Freccia Rossa", e che anche quest'anno, nell'edizione 2012 della 1000 Miglia, sarà presente, con alla guida Giordano mozzi, vincitore nel 2011.

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di Francesco Giorgi | 24 aprile 2012

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