Fiom contro Monti: ha autorizzato Fiat ad espatriare

La Fiom si scaglia contro il presidente del consiglio Monti, che in un incontro con Marchionne avrebbe "autorizzato" la Fiat a produrre all'estero.

La Fiom torna all'attacco della Fiat e di Sergio Marchionne, ma stavolta nel mirino delle critiche del sindacato dei lavoratori metallurgici c'è anche il presidente del consiglio Mario Monti, colpevole, secondo il responsabile auto della Fiom Giorgio Airaudo, di aver dato all'amministratore delegato del Lingotto il "via libera" per portare la produzione all'estero.

Le polemiche nascono dai contenuti dell'incontro tra il premier e Marchionne, contenuti i cui dettagli sono rimasti al momento riservati, ma che sono stati ritenuti sufficienti dal sindacato per far partire le accuse, con Giorgio Airaudo che, parlando oggi a Torino all'assemblea dei delegati, ha dichiarato senza mezzi termini: "Siamo preoccupati dai dati di mercato di Fiat. Non sappiamo cosa Monti e Marchionne si sono detti nel loro incontro, ma sappiamo che Monti ha dato a Marchionne la licenza di investire fuori dall'Italia, gli ha fatto il passaporto per espatriare".

La paura della Fiom è quella già mostrata più volte in passato e riguarda un possibile decentramento della produzione di Fiat verso altri paesi esteri, una mossa che consentirebbe al costruttore di contenere i costi di produzione e risolverebbe in un colpo solo tutte le questioni aperte con i sindacati italiani, gli stessi con i quali Sergio Marchionne ha ripetutamente polemizzato nei mesi passati.

E proprio relativamente alle tante cause legali avviate dalla Fiom contro Fiat, Airaudo ha spiegato: "Noi siamo in tribunale non per caso, ma perché la nostra controparte, la Fiat, ha deciso di seguire la strada dei cavilli giuridici. Non ho inventato io la Newco né l'interpretazione dell'art. 19. Noi siamo a difenderci in tribunale, avremmo evitato di andarci, bastava tener conto di tutti nella contrattazione".

Per quanto riguarda la durata delle vertenze il responsabile Fiom non apre alcuno spiraglio a una riappacificazione, aggiungendo anzi che "In tribunale si continuerà ad andare: questa vicenda durerà degli anni, dal momento che di queste cause esistono almeno due interpretazioni". In questo contesto, inoltre, non è escluso nemmeno il ricorso alla Corte Costituzionale, continua infatti Airaudo: "Se ad un certo punto si andrà alla Corte Costituzionale, sarà la Corte a decidere. Io penso che la libertà di associazione sindacale resti un diritto costituzionale e inalienabile".

I rapporti sempre più tesi tra Fiat e sindacati coinvolgono ora anche il Governo, con il rischio di rendere ancora più duro e complesso il dialogo tra le parti per quanto riguarda l'altrettanto urgente questione della riforma del mercato del lavoro.

 

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di Giuseppe Cutrone | 18 aprile 2012

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