Ratan Tata lascerà la guida del gruppo a fine 2012

Una nota del costruttore indiano Tata afferma che il presidente Ratan Tata lascerà l’incarico a fine 2012. Al suo posto Cyrus Mistry.

Ratan Tata lascerà la guida del gruppo a fine 2012

Tutto su: TATA

di Andrea Barbieri Carones

25 novembre 2011

Una nota del costruttore indiano Tata afferma che il presidente Ratan Tata lascerà l’incarico a fine 2012. Al suo posto Cyrus Mistry.

Importante cambio al vertice nel gruppo automobilistico indiano Tata: l’erede del fondatore e attuale presidente Ratan Tata ha infatti annunciato che alla fine del prossimo anno lascerà l’incarico per “raggiunti limiti età”, dato che compirà 75 anni. Al suo posto si sta già preparando Cyrus Mistry, attualmente membro del consiglio di amministrazione e presidente anche di Tata Sons, la holding di un gruppo che comprende società attive in diversi settori.

Il programma prevede una successione graduale, dato che per i prossimi 12 mesi Cyrus Mistry lavorerà al fianco del presidente uscente, come recita una nota della stessa azienda.

Si fanno così ufficiali le indiscrezioni che volevano dimissionario Ratan Tata, dopo 20 anni alla guida dell’azienda fondata dal nonno nel 1945. Sotto la sua guida il gruppo ha ottenuto successi sempre maggiori, a partire da una importante partnership con Fiat fino ad arrivare all’acquisizione di Jaguar e Land Rover.

Intanto, a causa della bassa domanda verso la Tata Nano, l’azienda ha deciso di dimezzarne la produzione e, al tempo stesso, di aprire in zone rurali dei concessionari dedicati a questo modello in modo da aumentarne le vendite.

In realtà questa crisi di vendite non riguarda solo il gruppo del subcontinente: anche diverse altre marche hanno segnato il passo nel corso del 2011 per diversi motivi: dai tassi di interesse in crescita, al prezzo della benzina alle stelle e a un’inflazione che non lascia scampo. Non ultimo, il fatto che molti costruttori sono rimasti a secco di componenti in arrivo dalla Tailandia, dove le inondazioni di inizio autunno hanno bloccato le fabbriche che li producevano.