FIA: nel 2020 le vittime della strada aumenteranno del 46%

La FIA avverte: da oggi al 2020 le vittime della strada aumentaranno del 46%. Servono dati, strade sicure e un rinnovamento della mobilità

FIA: nel 2020 le vittime della strada aumenteranno del 46%

di Redazione

06 maggio 2009

La FIA avverte: da oggi al 2020 le vittime della strada aumentaranno del 46%. Servono dati, strade sicure e un rinnovamento della mobilità

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Secondo un rapporto della Commission for Global Road Safety le vittime di incidenti stradali, entro dieci anni, aumenteranno del 46%, passando da 1,3 milioni del 2008 a 1,9 milioni nel 2020, raggiungendo nel decennio un totale di oltre 5 milioni di vite.

E’ il risultato di uno studio approfondito presentato ieri a Roma da ACI, Fia Foundation for Road Safety e la Commission for Global Road Safety sulla sicurezza stradale e i costi, non solo in termini di vite umane, che questa nuova “epidemia meccanica” sta avendo in tutti i paesi motorizzati. Uno studio che analizza approfonditamente i principali fattori di questo fenomeno: strade e infrastrutture, aumento del traffico, educazione degli automobilisti.

L’obiettivo della commissione è dimezzare il numero di vittime della strada previste e prevenire il ferimento di 50 milioni di persone, risparmiando così la considerevole cifra di 2.300 miliardi di euro in costi sociali per tutti i Paesi coinvolti.

Cosa si può fare

In tutti e tre i campi sono stati individuati numerosi punti di debolezza nella mobilità di oggi: se da un lato la sicurezza attiva e passiva dei veicoli ha fatto passi da gigante, le strade e la segnaletica hanno mantenuto un’impostazione che non teneva conto delle necessità odierne, con velocità medie più alte e tassi di traffico troppo elevati per numerosi tratti stradali di vecchia costruzione.

In concreto la commissione ha richiesto a ONU, G8, Organizzazione Mondiale della Sanità e i singoli stati l’investimento di 300 milioni di dollari, uniti all’attribuzione del 10% del budget che la Banca Mondiale e gli organi locali destinano generalmente allo sviluppo delle infrastrutture stradali.

I governi nazionali dovranno intervenire in cinque punti chiave: istituire un’agenzia guida per la sicurezza stradale, innalzare gli standard qualitativi delle infrastrutture, migliorare la sicurezza attiva e passiva dei veicoli, aumentare la responsabilità di chi guida e armonizzare i dati sull’incidentalità secondo standard predefiniti.

Per la prima volta viene proposto un approccio sistemico al problema: fino ad oggi soltanto la raccolta di dati statisticamente comparabili è stata difficoltosa, mentre i numeri emersi non sempre rispecchiano gli sforzi di organizzazioni e Case automobilistiche nel miglioramento della sicurezza.

In numerosi Paesi infatti l’aumento incontrollato della circolazione con mezzi privati aumenta statisticamente le probabilità d’incidente e, se in Europa il numero di decessi è in calo dal 1970 (ad eccezione di un lieve aumento a cavallo del 1990), nel resto del mondo, compresi Stati Uniti e Canada, l’andamento non è del tutto analogo.

Pedoni e giovani i più a rischio

Secondo lo studio, nei paesi più ricchi, è un approccio di progettazione delle infrastrutture a mostrare particolari carenze: occorrerebbe ideare strade che tollerano l’errore umano, applicando miglioramenti a lungo termine e non aggiornamenti “incrementali” di tipo tradizionale, tra cui vanno inclusi i classici New Jersey in cemento armato e le segnalazioni luminose.

Parallelamente occorre fare molto di più per la sicurezza di pedoni e ciclisti (quest’ultimo un tema molto caro a numerosi paesi emergenti): ad oggi le probabilità di sopravvivere ad un investimento superiore ai 30 km/h sono minime e gli unici miglioramenti riguardano le vetture di nuova costruzione, mentre per la prevenzione sono evidenti fortissime lacune sia nella segnalazione degli attraversamenti pedonali, sia nell’educazione degli utenti, compresi i pedoni stessi.

Un ulteriore elemento di approfondimento riguarda l’incidenza della mortalità nelle fasce più giovani. I numeri in questo caso parlano da soli: se con l’aumentare dell’età aumentano le probabilità di malattie e tumori, al di sotto dei venticinque anni è la strada a rappresentare una “malattia meccanica” diffusissima.

Dietro questi numeri allarmanti c’è anche il forte sviluppo dei paesi emergenti, tra cui Cina e India che ancora non hanno una penetrazione di automobili per abitante paragonabile al mondo occidentale, valore destinato a salire enormemente entro il 2020.

È proprio in questi paesi che la Commissione dovrà lavorare maggiormente, facendo pressione sulle istituzioni per attuare piani sistemici di mobilità privata, educando da zero intere popolazioni a un nuovo utilizzo della strada.

Ad una prima analisi quello presentato è il punto della situazione di un percorso iniziato oltre vent’anni fa nel mondo occidentale. Gli enormi passi avanti della medicina propongono cure sempre più sofisticate, ma la strada rappresenta nei numeri un’epidemia meccanica che non fa nessuna distinzione d’età o ereditarietà genetica.

La crisi rinvia il rinnovamento della mobilità

Quello che però rischia di suscitare polemiche è per l’ennesima volta un approccio allarmista al fenomeno: le fredde matrici di numeri dicono che dal 1970 a oggi in Europa i morti per incidenti stradali sono diminuiti del 50%, a fronte di un vertiginoso aumento della circolazione e di infrastrutture stradali che la stessa ricerca reputa insufficienti.

Il numero di vittime è purtroppo destinato ad aumentare comunque, nella misura in cui i paesi in veloce via di sviluppo applicheranno il modello (malato) di mobilità privata adottato dal mondo occidentale.

I teoretici del traffico futuro pongono le loro speranze in un trasporto pubblico decisamente più efficace di oggi, un approccio smentito quotidianamente dalla realtà dei fatti: in periodo di crisi gli Stati si sono preoccupati di salvare prima le banche e poi le Case automobilistiche, deviando l’attenzione sui costi ambientali e la riduzione dell’anidride carbonica dei prodotti a quattro ruote, perdendo l’occasione di scardinare dal basso un sistema che in numerose metropoli ha ampiamente superato la saturazione.

In questo senso la Commission for Global Road Safety ha senz’altro una visione più pragmatica che nel breve periodo si concretizzerà in due aspetti chiave: la raccolta di dati statistici uniformi su tutto il pianeta per quanto riguarda le vittime della strada e la definizione di traguardi annuali nella riduzione delle vittime.

In mezzo è tutto (quasi) come prima, in attesa degli auspicati “progetti pilota e dimostrativi”…