IPT, una tassa che non piace al settore auto

I rappresentanti del settore auto hanno diramato una nota congiunta contro l'IPT, chiedendo la sua cancellazione.

Nell'attesa che vengano abolite le province - e magari con esse tutte le imposte e gli oneri che vi gravano - il mondo dell'auto è sulle spine per la notizia dell'aumento dell'imposta provinciale di trascrizione, quella Ipt che si applica sull'acquisto di una vettura nuova o usata con potenza superiore ai 53 kW, pari a 72 CV.

La protesta più vibrante, oltre che dai cittadini che si apprestano a comprare un veicolo, è arrivata dall'Unrae: i rappresentanti di questa che è l'unione nazionale dei rappresentanti dei costruttori di auto estere premono perché il Parlamento non converta in legge il decreto 138/2011, trovando altre soluzioni.

Ma anche gli altri soggetti che rappresentano la filiera dell'automotive non sono rimaste in silenzio e hanno divulgato una nota comune che dice che "oltre che sul mercato, l'Ipt avrà un sensibile impatto anche sugli automobilisti, considerato che nel solo settore delle autovetture - tra vendite di veicoli nuovi e passaggi di proprietà di usati - vengono annualmente effettuate circa 5 milioni di transazioni. L'aumento medio derivante dalla norma sarà di circa il 50%, pari a poco meno di 1,5 miliardi di euro".

Unrae, con Anfia, Aniasa, Assilea, Federauto, sottolineano anche che il mondo delle 4 ruote è da tempo oggetto di pressioni fiscali ormai insostenibili: all'aumento delle accise sui carburanti, alle imposte sulle assicurazioni rc auto e al superbollo per le vetture di  cilindrata superiore potrebbe ora aggiungersi anche questo balzello, che non farebbe altro che deprimere le vendite già colpite da una crisi che fatica a finire e abbassare conseguentemente le entrate derivanti dall'Iva, "già calate di 2 miliardi rispetto al 2008".

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di Andrea Barbieri Carones | 01 settembre 2011

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