Marchionne: il cuore della Fiat resta in Italia

Marchionne ribadisce alla Camera la volontà di Fiat di non abbandonare l’Italia: «nessuno può accusare la Fiat di comportamenti scorretti».

Marchionne: il cuore della Fiat resta in Italia

di Noemi Ricci

15 febbraio 2011

Marchionne ribadisce alla Camera la volontà di Fiat di non abbandonare l’Italia: «nessuno può accusare la Fiat di comportamenti scorretti».

La Fiat è un’azienda italiana e tale ha intenzione di rimanere anche per il prossimo futuro. «Lo abbiamo detto più volte, la Fiat non ha alcuna intenzione di lasciare l’Italia», queste le parole pronunciate dall’amministratore delegato Sergio Marchionne durante l’audizione in corso davanti alle Commissioni riunite Attività produttive e Traporti alla Camera.

Dunque il cuore resterà in patria, ma la sede sarà in più posti, «sedi operative in diversi posti, diverse ma complementari e non c’è nulla di strano in questo». «Abbiamo progetti ambiziosi che partono dall’Italia. Nessuno può accusare la Fiat di comportamenti scorretti, di vivere alle spalle dello Stato o di voler abbandonare il Paese» ha incalzato il manager.

Marchionne ha poi sottolineando che al momento non è stata presa alcuna decisione sul quartier generale e che se si realizzeranno le condizioni per il progetto Fabbrica Italia, il nostro Paese potrà mantenere la sede legale in Italia.

Tale scelta è condizionata a alcuni elementi di fondo, legati anche all’andamento del risanamento della Chrysler e all’aumento della quota Fiat, ai quali sta attualmente lavorando la Casa del Lingotto. «Quando ci saranno due entità legali quotate in due mercati diversi si porranno problemi di governance».[!BANNER]

In aggiunta sono da considerare, per un’opportuna scelta della sede, sono il grado di accesso ai mercati finanziari, indispensabile per gestire un business che richiede grandi investimenti e ingenti capitali e l’ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero e quindi anche con il progetto Fabbrica Italia.

La buona riuscita di quest’ultimo dipende invece dalla governabilità degli stabilimenti e dal rispetto degli accordi, definito da Marchionne “un elemento sacrosanto”. L’ad Fiat ha quindi concluso dichiarando: «siamo disposti a mantenere i nostri impegni se tutti i soggetti coinvolti mantengono i propri».