Brabham BT62: il debutto si avvicina

Quale sarà l’identità di immagine per la prima GT della factory con a capo David Brabham, figlio del tre volte campione del mondo F1? Lo vedremo il 2 maggio.

Brabham BT62: il debutto si avvicina

di Francesco Giorgi

12 marzo 2018

Il progetto è top secret, tuttavia c’è la conferma: fra meno di due mesi, si conosceranno i dettagli in merito alla “misteriosa” BT62, inedito modello chiamato ad inalberare il marchio Brabham e, di fatto, prima vettura “stradale” realizzata dalla factory britannica pronta a debuttare nel club dei costruttori.

La imminente Brabham BT62 rappresenterà, di fatto, il “modello zero” per una nuova vita di produzione dell’azienda fondata nel 1962 da Jack Brabham, che – se si esclude un re-badging per una versione sportiveggiante della piccola berlina Vauxhall Viva, denominata “Viva Brabham” che venne proposta sul mercato a fine anni 60 – in un trentennio si dedicò esclusivamente alle vetture da competizione (F1, F2, F3, Sport) e che, ad oggi, dista ventisei anni di assenza dall’ultima realizzazione, la BT60B che si schierò (con poca fortuna) nella stagione 1992 di F1 con Damon Hill ed Eric van de Poele. Un primo tentativo di riportare il nome Brabham sul mercato era stato avviato nel 2014, con un progetto di crowdfunding che non ottenne il successo sperato.

Della nuova “GT” a marchio Brabham si è avuta una prima anticipazione nelle scorse settimane: alcune indiscrezioni captate dal Web ne davano per eventuale la presenza al Salone di Ginevra.

In queste ore, il 52enne David Brabham – figlio di “Black Jack” tre volte campione del mondo di F1 (1959 e 1960 sulle Cooper BT51; 1966 sulla BT19 motorizzata Repco e, ad oggi, unico pilota ad avere conquistato la corona iridata al volante di una monoposto che porta il suo nome) -, vincitore alla 24 Ore di Le Mans 2009 e amministratore delegato di Brabham Automotive, conferma che il 2 maggio saranno tolti i veli alla Brabham BT62: “Ho l’onore di annunciare la concretizzazione del primo progetto messo a punto da Brabham Automotive: con oltre 700 esemplari di modelli da competizione prodotti dai primi anni 60, il nome Brabham porta in dote un notevole patrimonio. La sigla ‘BT’ scelta per il primo modello ‘stradale’ rappresenterà un momento-chiave nella nostra storia”, annuncia David Brabham in una nota di introduzione che, tuttavia, non aggiunge alcun dettaglio in merito alla vettura che vedremo all’inizio di maggio.

Il figlio di Jack Brabham (deceduto a maggio 2014, ad 88 anni, nella propria abitazione di Gold Coast-Australia) punta i riflettori sull’expertise tecnico e di immagine che ha accompagnato l’escalation sportiva e industriale della Brabham Racing Organization, factory che Jack Brabham fondò nel 1961 in Gran Bretagna e per la quale si avvalse del significativo contributo tecnico del connazionale Ron Tauranac, tanto da siglare le proprie vetture “BT”, che gli appassionati di motorsport conoscono bene per essere state, negli anni, la prima monoposto portata in gara da Jack Brabham (BT7, nel 1962), la vettura campione del mondo (la citata BT19 e, nel 1967, BT24 che conquistò il titolo con il neozelandese Denis Hulme), la celebre BT46B “fan car” (progettata da Gordon Murray, per molti anni “mente tecnica” del team), monoposto equipaggiata con un vistoso “ventilatore” posteriore per creare una nuova soluzione di effetto-suolo e che vinse con Niki Lauda il GP di Svezia 1978 (vittoria che, per motivazioni tecniche, si tramutò in squalifica) e la BT52 di Nelson Piquet, prima monoposto di F1 turbocompressa (l’unità 1.5 Bmw il cui blocco derivava dalla Bmw 315 di normale produzione) a vincere il titolo mondiale.