Jeep Grand Commander: ecco il SUV sette posti per la Cina

Derivato dalla concept Yuntu, svelata lo scorso aprile al Salone di Shanghai, lo “Sport Utility” Jeep Grand Commander sarà allestito nelle linee di montaggio di Changsha.

Jeep Grand Commander: ecco il SUV sette posti per la Cina

Tutto su: Jeep

di Francesco Giorgi

23 gennaio 2018

Si chiama Grand Commander, è derivata in linea retta dal prototipo Yuntu, sarà allestita con l’impiego di una piattaforma sviluppata in partnership con Guangzhou e disporrà di sette posti il modello che Jeep destinerà ai mercati dell’estremo oriente.

La novità del marchio-simbolo per l’offroad “a stelle e strisce” che sta contribuendo ampiamente ai volumi di vendita globali per FCA è stata svelata nelle scorse ore dai vertici Jeep: una anticipazione giunta sorprendentemente al di fuori del palcoscenico che ci si sarebbe attesi (Salone di Pechino, in programma il prossimo aprile), tuttavia il debutto in anteprima di Jeep Grand Commander sarebbe previsto entro la metà di quest’anno, preludio al “lancio” commerciale che dovrebbe avvenire dopo l’estate. È peraltro probabile che la novità Jeep per i mercati asiatici farà bella mostra di sé a Pechino.

Già definite le linee-guida industriali: la nuova lineup di Jeep Grand Commander sarà allestita negli stabilimenti di Changsha (gli stessi nei quali FCA-Fiat Chrysler Automobiles, in collaborazione con Guangzhou, realizza le versioni di Jeep Renegade, Compass e Cherokee per la Terra di Mezzo) su un pianale progettato ad hoc con il partner cinese. Si tratterà, dunque, di un modello a se stante fra le nuove proposte Jeep, che si preparano ad accogliere (le vedremo nel 2019) le nuove serie di SUV a sette posti Wagoneer e Grand Wagoneer, per le quali i programmi di engineering si avvalgono dei tecnici di Auburn Hills e che, insieme ad un nuovo pick-up su base Wrangler, verrano assemblate negli impianti Warren Truck Assembly (Michigan).

I dettagli relativi ai sistemi di propulsione scelti per la nuova Jeep Grand Commander specifica per i mercati asiatici saranno resi noti nelle prossime settimane: alcune indiscrezioni nel frattempo “captate” dal Web indicano che l’imminente SUV di Jeep progettato insieme al partner Guangzhou verrà equipaggiato, fra gli altri, con un’unità a benzina da 2 litri turbocompressa, con trasmissione automatica a nove rapporti e trazione integrale.

Evidente, dall’analisi delle immagini di anteprima, la derivazione di Jeep Grand Commander dalla concept Yuntu a propulsione ibrida plug-in che venne esposta al Salone di Shanghai 2017 (anche per questo c’è attesa per sapere se Grand Commander verrà equipaggiata con un analogo modulo powertrain elettrificato): un prototipo che vetteva in evidenza, adeguatamente “attualizzati”, i canoni stilistici che si rifanno alla tradizione Jeep (impostazione del corpo vettura nel complesso “massiccia”, calandra a sette feritoie, ampi codolini passaruota dal disegno squadrato), insieme ad alcuni equipaggiamenti di nuova generazione, quali la fanaleria totalmente a Led (con i gruppi ottici anteriori dall’inconsueto sottile disegno), il tetto panoramico in cristallo e l’apertura delle porte “ad armadio”: una soluzione, quest’ultima, sempre più utilizzata dalle Case auto che progettano veicoli indicati specificamente per impieghi “familiari”, nonché di primo piano nello studio del layout abitacolo di Yuntu (conseguentemente, anche dalla “derivata” Grand Commander), studiato per accogliere sei passeggeri più il conducente, disposti su tre file di sedili.