Porsche Boxster Spyder: bentornata, Speedster

Sportività estrema, anche a discapito del comfort, per la "baby a cielo aperto" di Zuffenhausen. Rinnova il mito della 550 e costerà 64.800 euro

Ricetta per la sportività condita con tradizione in salsa tedesca: si prende il corpo vettura della coupé capostipite, si mantiene la motorizzazione originaria - più che sufficiente a regalare cavalleria e divertimento - ma si "alleggerisce" il corpo vettura. Come? Nella maniera più semplice: eliminando il tetto e i montanti e le rifiniture che... non servono. A queste modifiche, faccia seguito un aggiornamento in chiave roadster del corpo vettura.

Et voila, ecco pronta la Porsche Boxster Spyder, agile e (come tradizione di Zuffenhausen impone) nervosa al punto dsa sembrare la 550 Spyder degli anni 50 trasposta in chiave attuale.

Attesa sui mercati di riferimento a Febbraio del 2010, la Porsche Boxster Spyder, versione en plein air della coupé di accesso alla gamma delle vetture di Zuffenhausen, debutterà al Salone di Los Angeles e costituirà una nuova proposta per la fortunata famiglia Boxster, nata per soddisfare le esigenze di una clientela che ama il prestigio e l'immagine del marchio Porsche senza per questo spendere una fortuna.

Anche se comparirà nei listini della Casa solo nei prossimi mesi, infatti, si sa già che la Boxster Spyder, disponibile in 10 combinazioni di tinta, costerà, in Italia, 64.800 euro "chiavi in mano".

La vettura si presenta "nuda e cruda", un concetto caro alla Porsche, che riporta l'immagine dei suoi prodotti alle prime realizzazioni risalenti al periodo a cavallo fra gli anni 40 e 50. In particolare, per questo modello è chiara l'ispirazione alle leggerissime "barchette" che, dai primi anni 50, contribuirono in larga misura - grazie a notevoli successi sportivi - a costruire la fama del Marchio creato da Ferdinand e Ferry Porsche nella minuscola "fabbrica" di Gmund in Austria.

Prima fra tutte, la 550 Spyder, vincitrice alla Targa Florio, protagonista alla Carrera Panamericana, capostipite di una serie di "barchette" che, a seguito dei successi in chiave sportiva, divennero apprezzatissime dai clienti sportivi, non ultimo il celebre James Dean.

La discendenza dalla famiglia delle "piccole" di mezzo secolo fa è chiara. Non fosse altro che, come la stessa coupé dalla quale deriva, la Boxster Spyder presenta la soluzione del motore centrale (a differenza delle 911 e derivate, che da 46 anni sono equipaggiate con il motore posteriore "a sbalzo").

Ai "modernisti", o agli automobilisti che vedono nella vettura (sia essa berlina, coupé o "aperta") un'appendice della propria casa, la soluzione scelta dalla Porsche per ripararsi dalle intemperie a bordo della Boxster Spyder potrà far arricciare il naso. E però, viene da dire: "Nessuno tocchi il tettuccio...", la minuscola capote in tela, bassa, appena appena sufficiente a coprire l'abitacolo (due posti secchi, rigorosamente... e basta) e che nulla ha da spartire con il collaudato tettuccio della Boxster, che è sempre in tela ma è provvisto di un meccanismo di chiusura.

Una volta ripiegata, la capote trova alloggio all'interno del vano situato alle spalle dei due sedili anteriori, e che forma un profilo frontale a due "gobbe" che... fa tanto Speedster. I sedili, che riprendono il classico disegno Porsche, appaiono più sottili. Si direbbe, a questo proposito, che la politica di risparmio sui materiali per guadagnare peso mutuata dalle competizioni (la Boxster Spyder pesa 1275 kg, dunque 80 kg in meno della coupé), in questo caso abbia funzionato in pieno.

La comodità di marcia, nelle Spyder "estreme", va sacrificata all'altare delle sensazioni e della sportività senza compromessi. D'altro canto è noto che una vettura del genere o si ama o si odia (un po' come la Caterham, che prosegue il cammino intrapreso mezzo secolo fa dalla Lotus con il "siluro" Seven, e che continua a riscuotere un successo unico).

Se si vuole trovare un difetto, forse l'estetica della parte posteriore è forse poco "aggressiva" rispetto al resto del corpo vettura. Ma è un peccato veniale, al quale ci si abitua subito. Così come è destinato ai patiti della guida sportiva senza preoccupazioni per la schiena l'assetto studiato ad hoc, che propone sospensioni irrigidite e che aiutano a migliorare il rendimento della Spyder.

Sotto l'ampio cofano posteriore, di nuovo disegno (è realizzato in un "corpo" unico, e termina in un sottile ma vistoso spoiler) trova posto il collaudato sei cilindri di 3.4 litri, che risulta lievemente migliorato nell'erogazione della potenza massima, che è di 320 CV a 7200 giri/min (una decina di CV in più, dunque, rispetto alla Boxster S). Elevato il valore di coppia: 370 Nm, che si raggiunge a circa 4750 giri/minuto. A questo motore viene abbinato un cambio PDK Porsche con comando a doppia frizione, provvisto di sette rapporti.

Fra gli equipaggiamenti previsti di serie, la Porsche ha dotato la Boxster Spyder del sistema Launch control, che nelle fasi di partenza controlla la motricità della vettura, impedisce il pattinamento del retrotreno, l'usura dei semiassi, della frizione e del cambio e minimizza gli sprechi di energia.

Con il Launch control, la Boxster Spyder viene accreditata di un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi, un tempo inferiore di mezzo secondo rispetto alla coupé, proprio per la maggiore leggerezza della vettura, un fattore che influenza positivamente sui consumi che, a ciclo medio, sono di 9,3 litri per 100 km: un valore, tutto sommato, buono date le caratteristiche di questa vettura.

In configurazione "aperta", la spyder perde un poco in aerodinamica: per questo, la velocità massima dichiarata dalla Porsche è di 267 km/h (272 nel caso della S).

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di Francesco Giorgi | 05 novembre 2009

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