Opel Insignia Gran Sport 2017: la prova dei prototipi

Alla guida dei prototipi pre-serie della nuova ammiraglia della Casa del Fulmine.

Opel Insignia Grand Sport prototipo

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Avete presente quelle auto camuffate che servono per tester i nuovi modelli in via di sviluppo? Beh, noi, insieme a poche altre testate europee, siamo riusciti a salire a bordo di una di queste, quattro per la verità, ma dello stesso nuovo, atteso modello: l'erede della Opel Insignia! Una vettura venduta in oltre 900.000 unità e detentrice del prestigioso titolo di Car Of The Year nel 2009. Si chiamerà Opel Insignia Grand Sport e sarà visibile al pubblico in occasione del Salone di Ginevra, a marzo, mentre la prima foto dell'auto senza le tipiche camuffature non arriverà prima di dicembre. Quindi, potete immaginare la nostra curiosità, soprattutto per uno come me, che le Insignia le ha guidate tutte ed ha apprezzato, non poco, il lavoro svolto dagli uomini Opel nel corso degli anni.

Erede di una prestigiosa stirpe di ammiraglie, come la Kapitan, la Admiral e la Diplomat, la nuova Insignia Grand Sport si presenta impacchettata per bene, e se le coperture estetiche celano le forme, rendendo inaccessibile alla vista i montanti posteriori, all'interno possiamo alzare le plastiche che occultano la visuale della plancia, del tunnel centrale e dei pannelli porta, ma non possiamo fotografare, quindi credetemi sulla parola quando vi dico che le forme riprendono quelle dell'Astra, seppur riproposte in grande. Dopotutto, come la sorella minore, anche la nuova Insignia, o meglio l'Insignia Grand Sport, riprende i concetti espressi dalla Casa del Fulmine con il Monza Concept del 2013: quindi leggerezza, stile e connettività ai massimi livelli.

L'aspetto interessante è che l'ammiraglia della Opel, giunta alla seconda generazione, è davvero tutta nuova, a cominciare dal pianale Epsilon 2, una nuova architettura che consente di aumentare la lunghezza generale dell'auto di 55 mm, e il passo di ben 92 mm. Misure che contrastano con la riduzione degli sbalzi anteriore e posteriore, rispettivamente, di 30 mm e di 7 mm. Quindi l'auto risulta più atletica anche se più spaziosa, dopo tutto, anche la larghezza è aumentata di 7 mm rispetto al modello attuale, mentre l'altezza è diminuita di 29 mm. La sensazione di essere su una vettura che cura maggiormente l'aspetto dinamico è confermata anche dalla seduta abbassata di 30 mm, ma nello stesso tempo i passeggeri posteriori hanno beneficiato di ulteriori 25 mm per le ginocchia e di 8 mm in più sopra la testa. Numeri che poi, tradotti nell'utilizzo reale, mi hanno consentito di apprezzare il notevole quantitativo di spazio a bordo, una rivoluzione rispetto al modello precedente, che pure era presente nel test, visto che si è trattata di una vera e propria comparativa, e a cui si imputava di avere un abitacolo non troppo spazioso in relazione alle dimensioni esterne.

Le nuove misure del corpo vettura, vi chiederete, avranno incrementato anche il peso della Opel in questione? Niente affatto, anzi, la massa è scesa, e non di poco, visto che sono stati tolti fino a 175 kg! Quindi, con un colpo solo, gli ingegneri della Casa del Fulmine hanno reso l'Insignia Gran Sport più leggera e più competitiva sul mercato, visto che, oltre a sfidare Ford Mondeo e Skoda Superb, tenderà a conquistare anche parte della clientela della BMW Serie 5 e della Mercedes Classe E.

D'accordo, le premesse sono interessanti, e il briefing con l'entourage della Opel mi ha incuriosito, ma è ora di mettersi al volante e di provare realmente i prototipi che, per questa prima presa di contatto, sono esclusivamente a benzina: nello specifico, due sono equipaggiati con il nuovo 1.5 da 165 CV, che lavora insieme ad un cambio manuale a 6 marce, e due con il più prestante 2 litri da 250 CV abbinato alla trazione integrale AWD priva del differenziale (per risparmiare peso e ottimizzare gli spazi) ed al Cambio automatico ad 8 rapporti. Oltretutto, sulla nuova Insignia Grand Sport debutta il rear torque vectoring che promette di migliorare handling e stabilità. Per la cronaca, arriveranno anche i diesel, che avranno potenze comprese tra i 110 CV ed i 170 CV, mentre i benzina avranno una gamma capace di erogare tra i 140 CV ed i 250 CV. 

Salito sul primo prototipo, devo ammettere che bisogna prendersi qualche momento per orientarsi, perché a parte la strumentazione, non molto chiara per la verità, e la leva del cambio, tutto è nascosto, e si guida ad intuito. Seguendo la vettura guida che viaggia ad un ritmo brillante ma non troppo sostenuto, attraverso le strade nei dintorni di Hornbach alternandomi con altri due colleghi, con i quali scambio impressioni a caldo, scopro che il 1.5 non è per niente una scelta povera, nonostante le dimensioni della vettura, spinge bene, offre un'insonorizzazione interessante e lavora al meglio con il cambio manuale a 6 rapporti. Nonostante le strade dalla Carreggiata ridotta, l'auto dimostra una buona agilità e si riesce a sfruttarla senza troppo imbarazzo. Quindi salgo su una vettura speculare, ma solo all'apparenza, infatti il rombo del motore è invadente e meno raffinato, si tratta di un'alternativa che gli uomini della Casa del Fulmine stanno vagliando, ma dopo qualche parola si capisce che la prima provata è quella che influenzerà in maniera importante l'auto che andrà in produzione. Così, arriva il momento di passare alla vettura attuale, spinta dal 1.6 da 170 CV, i 170 kg di peso in più si sentono tutti, e anche la ripresa sembra più lenta, il che sottolinea il lavoro di affinamento che gli ingegneri hanno compiuto in questi anni. Non è difficile credere che i consumi con la nuova 1.5 Turbo siano diminuiti del 3%.

Una pausa, inevitabile, e si riparte, ma con la 2.0 Turbo, d'altronde dopo aver percorso circa 80 km e, con una distanza speculare ancora da percorrere, bisogna riordinare le idee. Quindi, eccomi al volante del prototipo più potente, con 250 CV a disposizione, 400 Nm di coppia massima e, soprattutto, con una massa inferiore di 140 kg nei confronti dell'equivalente versione attualmente in listino. L'auto sfrutta una Sovralimentazione twin scroll per una rapida risposta agli input dell'acceleratore, un retrotreno Multilink a 5 leve, gli Ammortizzatori a smorzamento variabile e vanta il torque vectoring sull'asse posteriore che consente di evitare il montaggio del differenziale. Ne consegue una tenuta di strada a prova di intemperie, visto che, durante la prova a iniziato a piovere copiosamente. Oltretutto, il propulsore, grazie alla presenza dei contralberi di equilibratura, presenta un timbro di voce più pacato rispetto a quello del modello attuale. Quest'ultimo, ha chiuso la nostra esperienza di guida, ma non dopo essere passati su un altro esemplare con il nuovo 2.0 Turbo ed il Cambio automatico ad 8 marce, più leggero e veloce della precedente trasmissione a 6 marce. Sul secondo prototipo sono riuscito anche a cambiare modalità di guida, selezionando quella più sportiva, per esplorare, nei limiti della guida su strada, le potenzialità della versione più sofisticata della Insignia Grand Sport.

Dopo tanti chilometri alle spalle, il sole è ormai tramontato da un pezzo, così gli uomini di Opel ci mostrano le potenzialità dei nuovi fari Intellilux Led Matrix da 32 moduli rispetto a quelli da 16 moduli montati sulla nuova Astra. Si tratta di proiettori dotati di LED Cornering Light e con abbaglianti capaci di illuminare uno spazio di 400 m. In pratica, non c'è ombra che non venga illuminata grazie al Cornering Light, che funziona fino alla velocità di 70 km/h, mentre gli abbaglianti automatici entrano in scena non appena si raggiungono i 50 km/h. Non c'è pericolo di infastidire gli automobilisti che viaggiano davanti a noi o in senso contrario, perché il sistema riesce a variare il fascio di luce riconoscendo la presenza di altri veicoli, ma nelle campagne tedesche, quando non ci sono altre auto, la notte non ha segreti.

Insomma, la nuova Insignia, pardon, la nuova Insignia Grand Sport, sembra nascere sotto i migliori auspici, e avendola provata in anteprima, attendo l'arrivo della versione definitiva, sperando che, in qualche modo, con le mie impressioni scambiate a caldo con gli ingegneri della Casa del Fulmine, possa avere contribuito anch'io, in parte, allo sviluppo di un'auto così importante per la Opel. 

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di Valerio Verdone | 26 ottobre 2016

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